Lo scorso 20 luglio 2026 si è tenuto presso il Castello di Fossadalbero (FE) l’evento di restituzione dei risultati del progetto Interreg CAMPUS, iniziativa transfrontaliera che, tra le numerose azioni sviluppate, ha portato alla stesura di un Piano di Adattamento Climatico per il Sito Patrimonio Mondiale di Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po, redatto con il supporto tecnico di Punto 3.
Si tratta di uno dei primi esempi di Piano di Adattamento al Cambiamento Climatico sviluppati per un Sito World Heritage in Italia ed è stato dunque sviluppato tenendo conto del quadro di riferimento internazionale e le linee guida messe a disposizione dall’UNESCO, nonché delle strategie sovraordinate in materia e i riferimenti normativi locali esistenti, adattandoli al contesto di Ferrara e le sue specifiche fragilità.
Il progetto CAMPUS “Climate Adapatation Plans for UNESCO sites” – coordinato dal Comune di Ferrara e che ha visto la partecipazione dell’Università IUAV come partner scientifico – ha permesso di condurre una dettagliata analisi dei rischi a cui i beni del Patrimonio Mondiale ferrarese sono sottoposti, individuandone tre come principali: alluvioni, ondate di calore e prolungati periodi di siccità.
Il Riconoscimento ferrarese è infatti di natura “mista”, in quanto costituito sia dagli attributi presenti nella Città Rinascimentale sia dagli elementi caratteristici del paesaggio estense rintracciabili nel territorio rurale del Delta del Po, il che rende ancora più complesso l’adattamento all’attuale crisi climatica, chiamando in causa una grande varietà di Enti e stakeholder locali.
Il percorso di redazione del Piano ha quindi visto la partecipazione di attori chiave per la gestione del Sito e del territorio nel suo complesso, soprattutto quelli con competenza tecnica nella gestione delle acque, andando a incentivare una maggiore sinergia tra livelli e settori di competenza. La contemporanea stesura del nuovo Piano di Gestione del Sito Patrimonio Mondiale di Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po, pubblicato alla fine del 2025, ha inoltre permesso al Comune di dotarsi, fin dal principio, di uno strumento operativo in grado di aumentare la capacità adattativa del Sito ai cambiamenti climatici.
Lo sforzo di tutela rispetto ai possibili impatti del cambiamento climatico non si conclude qui, in quanto è previsto per il Sito anche la stesura di uno specifico Disaster Risk Management Plan, che andrà a completare il quadro degli strumenti promossi dall’UNESCO per garantire la salvaguardia dei beni sul lungo periodo.
Le politiche in materia di adattamento ai cambiamenti climatici dell’UNESCO
In una precedente news avevamo approfondito l’impatto che il cambiamento climatico sta avendo sulla capacità di conservazione sul lungo periodo dei Siti del Patrimonio Mondiale e il loro Eccezionale Valore Universale. Secondo le ultime stime infatti, 1/6 dei beni del patrimonio culturale è messo a rischio dagli effetti della crisi climatica, con previsione di impatti maggiori all’interno delle aree costiere e urbane, vista la loro maggiore vulnerabilità a fenomeni quali inondazioni, aumento delle temperature, variazioni nel pH dei mari e il loro progressivo innalzamento.
Negli ultimi anni, l’UNESCO sta portando avanti continue azioni di ricerca e monitoraggio sul tema, in linea con la propria politica climatica, mettendo a disposizione strumenti e linee guida finalizzate ad orientare gli Stati membri e i singoli soggetti gestori dei Siti Patrimonio Mondiale nello sviluppo di azioni di adattamento, mitigazione e gestione dei rischi climatici, da integrare nei propri Piani di Gestione.
I contenuti del Piano di Adattamento Climatico
Sono 67 le misure raccolte all’interno del Piano, grazie al lavoro di confronto e rielaborazione avvenuto tra il 2025 e il 2026 attraverso l’ingaggio diretto della comunità, coinvolta mediante Living Lab, tavoli tecnici e workshop dedicati. Queste misure spaziano all’interno degli ambiti di intervento che hanno costituito il fil rouge di tutto il percorso di riscoperta del patrimonio culturale e di coinvolgimento degli attori locali: la Città Rinascimentale/area urbana; il Paesaggio rurale e Delizie e il Sistema delle acque e Grande Fiume.
Si tratta di una raccolta di misure di vario genere (educative/formative/comunicative, strutturali, di tipo strategico/pianificatorio/normativo, di governance e di ricerca continua), pensate per essere realizzate all’interno di un preciso orizzonte temporale (2030) e per le quali è stato previsto uno specifico piano di monitoraggio periodico per valutarne sia lo stato di attuazione sia il livello di efficacia complessiva raggiunta dal Piano.
Tali misure si concentrano prevalentemente sul territorio comunale, incoraggiando gli altri 17 Comuni parte del Sito a prevedere azioni analoghe, specificatamente pensate per il proprio contesto.
Rifugi climatici e percorsi educativi
Tra i primi risultati del progetto CAMPUS c’è stata la messa a bando di un Concorso di Idee per la realizzazione di uno studio di fattibilità sulla realizzazione di “rifugi climatici” all’interno della Città Rinascimentale, organizzato in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Ferrara. Il progetto vincitore, intitolato DOMINO è stato proclamato in occasione dell’evento finale del 20 luglio, sancendo così l’attuazione di una delle prime misure previste anche dal Piano di Adattamento Climatico.
I rifugi climatici, specialmente quelli pensati all’interno di un contesto riconosciuto come Patrimonio Mondiale, sono spazi pubblici e accessibili a cittadini e fruitori del Sito, in grado di dare sollievo in occasione di eventi estremi, come le ondate di calore, pur rispettandone i valori e l’identità architettonica, culturale e artistica del luogo.
Nell’ottica di “conservare senza cancellare” – slogan della campagna di comunicazione nata proprio dal progetto CAMPUS per raccontare il percorso di redazione del Piano e le misure da esso individuate – sono state inoltre condotte nel corso del 2026 delle attività educative con le scuole, allo scopo di avvicinare gli studenti al patrimonio della città e innescare nelle nuove generazioni il senso di appartenenza necessario a garantire l’effettiva salvaguardia del Sito sul lungo periodo.











