Il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori sfide dei nostri giorni e una delle più significative minacce per la conservazione del patrimonio culturale e naturale. Se gli effetti del cambiamento climatico agiscono come elementi di pressione sempre più forte in tutto il pianeta, sono ancora più insidiosi per i Siti riconosciuti dall’UNESCO mediante i propri programmi, in quanto accelerano il degrado dei materiali e degli ecosistemi. I Siti UNESCO sono, spesso, più vulnerabili all’aumento delle temperature, ai fenomeni meteorologici estremi, all’innalzamento del livello del mare, alle variazioni di umidità e agli incendi.
L’UNESCO stima infatti che la conservazione di 1/6 dei beni del patrimonio culturale sia messa a rischio dagli effetti della crisi climatica attuale, con conseguenze più severe per i beni situati in aree costiere e urbane, vista la loro maggiore vulnerabilità al fenomeno. Lo stesso patrimonio naturale riconosciuto dall’UNESCO è esposto ai rischi globali legati all’aumento delle temperature e alle variazioni del pH oceanico, che hanno conseguenze dirette sugli ecosistemi terrestri e marini, nonché la biodiversità in generale. Il cambiamento climatico può causare altri impatti anche a livello sociale e culturale: le comunità stanno cambiando il modo in cui vivono, lavorano, socializzano e abitano gli edifici, i siti e i paesaggi; a causa di queste pressioni potrebbero verificarsi inoltre ondate di migrazioni, che costringerebbero le comunità ad abbandonare i luoghi che sono stati per loro “casa”, perdendo anche il loro patrimonio culturale immateriale.
L’Azione climatica promossa dall’UNESCO
I numerosi Programmi scientifici, coordinati dall’UNESCO e attivi nel campo delle scienze naturali e sociali, della cultura e dell’educazione, sono pensati per supportare gli Stati Membri nello sviluppo di politiche nazionali e locali di monitoraggio, mitigazione, gestione del rischio e adattamento, offrendo indicazioni fondate su dati scientifici, al fine di garantire la conservazione dei beni del Patrimonio Mondiale sul lungo periodo. In questo frangente, l’UNESCO promuove una specifica “Azione Climatica”, che si realizza attraverso lo sviluppo continuo di conoscenze interdisciplinari e attraverso una continua azione di ricerca e divulgazione.
L’organizzazione è inoltre impegnata in un costante monitoraggio dello stato di conservazione dei beni riconosciuti come parte del Patrimonio Mondiale, sostenendo i soggetti gestori nello sviluppo di azioni di mitigazione, adattamento e resilienza, attraverso la condivisione di stimoli, linee guida e specifici strumenti utili.
Se da una parte quindi i Siti del Patrimonio Mondiale risultano estremamente vulnerabili a questo tipo di pressioni, dall’altra questi costituiscono anche importanti laboratori di sperimentazione e luoghi di innesco dell’azione climatica, in grado di favorire una transizione inclusiva, giusta e attenta ai valori culturali, sociali e naturali che intendono custodire. Oltre alle essenziali attività di educazione, ricerca e capacity building sul tema, negli ultimi anni sono infatti sorte nei Siti UNESCO numerose iniziative volte tanto alla mitigazione quanto all’adattamento agli effetti del cambiamento climatico.
Adattamento climatico nei Siti Patrimonio Mondiale
Un importante impulso alla ricerca di una maggiore resilienza climatica del Patrimonio Mondiale viene dato dalle analisi del rischio e la redazione di specifici piani di gestione delle catastrofi e di adattamento climatico locali, i quali vedono l’Italia in prima fila.
Il progetto Interreg CAMPUS, ad esempio, mira a sviluppare un quadro transfrontaliero per il monitoraggio e l’adattamento ai cambiamenti climatici di alcuni Siti UNESCO in Italia e Croazia. Nell’ambito del progetto, Punto 3 supporta il Comune di Ferrara nella redazione del Piano di Adattamento Climatico per il Sito World Heritage di Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po, il quale intende fornire stimoli allo sviluppo di misure concrete per la riduzione dei rischi individuati nell’area.
Il Patrimonio Naturale come risorsa contro il cambiamento climatico
Il collegamento diretto tra clima e biodiversità è ormai noto: ogni grado di temperatura globale in più rischia di raddoppiare il numero di specie esposte agli effetti del cambiamento climatico. Viceversa, la biodiversità e gli ecosistemi terrestri e marini forniscono servizi essenziali alla mitigazione del cambiamento climatico e i suoi effetti sul territorio. Non solo le Riserve della Biosfera MAB UNESCO, ma anche i Siti del Patrimonio Mondiale, naturali e culturali, hanno dimostrato di svolgere un ruolo chiave nella conservazione dell’integrità degli ecosistemi terrestri e marini, ospitando oltre 1/5 della ricchezza di specie mappata a livello globale.
Fondamentali alleate nella riduzione della CO2 atmosferica a livello globale sono le foreste e, più in generale, le aree naturali terrestri e marine in grado di svolgere la funzione di carbon sink. Le analisi condotte dall’UNESCO dimostrano ad esempio come le foreste patrimonio dell’umanità assorbano ogni anno dall’atmosfera 190 milioni di tonnellate di CO2 nette e come le aree marine riconosciute dall’UNESCO immagazzinino il 15% delle riserve mondiali di carbonio blu.
In Italia, la Riserva della Biosfera dell’Appennino Tosco-Emiliano, con il supporto di Punto 3, ha messo a sistema il progetto Crediti di Sostenibilità dedicato proprio alla valorizzazione socio-economica di questo importante servizio ecosistemico.
I ghiacciai: sentinelle del cambiamento climatico
In questo quadro, alcuni ambiti si rivelano maggiormente significativi e sono stati identificati come osservatori preferenziali degli eventi in corso. I ghiacciai, per esempio, rappresentano le “sentinelle” del fenomeno nel nostro pianeta, agendo come indicatori immediati del riscaldamento globale.
Secondo quanto riportato in “World Heritage Glaciers, Sentinels of climate change”, lo scioglimento dei ghiacciai è una questione quantomai urgente: non minaccia solo la bellezza paesaggistica di luoghi iconici come le Dolomiti, il Parco di Yellowstone o il Kilimangiaro, ma contribuisce ulteriormente all’innalzamento dei mari e compromette ecosistemi vitali, contribuendo alla perdita di biodiversità e pregiudicando le riserve idriche fondamentali per milioni di persone. Per questo motivo, oltre alla realizzazione di azioni di mitigazione, di monitoraggio e ricerca, UNESCO suggerisce delle strategie d’azione per affrontare il fenomeno.
l caso del Gran Sasso, per esempio, è emblematico, poiché ospita il Ghiacciaio del Calderone: il più meridionale d’Europa e particolarmente sensibile a condizioni climatiche estreme, rappresenta un punto di riferimento significativo per tutta l’area appenninica e, in maniera più ampia, dell’area mediterranea. Per questo motivo, l’avvicinarsi alla rete dei Siti riconosciuti come parte del Patrimonio Mondiale, potrebbe offrire, anche per questo territorio, nuovi spunti di valorizzazione delle specificità dell’area e di azione concreta verso lo sviluppo sostenibile del territorio. Con questo obiettivo, Punto 3 nel 2025 ha supportato il GAL del Gran Sasso e Monti della Laga nella realizzazione dello studio di fattibilità per il riconoscimento del Gran Sasso a Patrimonio Mondiale Naturale UNESCO.











