A cinque anni dalla pubblicazione del primo Corporate Net-Zero Standard (CNZS), SBTi presenta la Versione 2.0, una revisione che amplia e rafforza il quadro di riferimento per le aziende impegnate nel percorso verso il net-zero.
Il principio guida della nuova versione, sintetizzato nello slogan “from ambition to action“, riflette un’evoluzione dell’approccio adottato da SBTi: alla definizione di target si affianca una crescente attenzione alla loro effettiva attuazione.
Non è più sufficiente fissare obiettivi di decarbonizzazione allineati all’Accordo di Parigi: diventa altrettanto importante dimostrare di disporre della governance, delle risorse e della capacità organizzativa necessarie per tradurli in risultati concreti.
Punti chiave
Nuovo Corporate Net-Zero Standard V2.0. Pubblicato a giugno 2026, entrerà in vigore il 1° febbraio 2027, con un periodo transitorio fino al 31 gennaio 2028.
Più attenzione all’attuazione dei target. La Versione 2.0 rafforza gli elementi che supportano l’implementazione degli obiettivi, introducendo nuovi requisiti in materia di governance, piano di transizione e verifica di terza parte.
Le principali novità. Nuova classificazione delle aziende in Categoria A e B con obblighi aggiuntivi per le organizzazioni di Categoria A, revisione dei criteri per Scope 1, 2 e 3, approccio basato sulla significatività per Scope 3 e nuova gerarchia delle azioni di decarbonizzazione.
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Cos’è il nuovo Corporate Net-Zero Standard V2.0?
Con la pubblicazione del Corporate Net-Zero Standard V2.0, avvenuta a giugno 2026, la Science Based Targets initiative (SBTi) introduce la revisione più significativa del proprio Standard dalla sua pubblicazione nel 2021, aggiornando il framework di riferimento per la definizione degli obiettivi aziendali di riduzione delle emissioni coerenti con i migliori approcci della scienza climatica.
Non si tratta di un semplice aggiornamento metodologico. La Versione 2.0 amplia infatti il proprio approccio, affiancando alla definizione di target scientificamente fondati nuovi requisiti che accompagnano le organizzazioni lungo l’intero percorso di decarbonizzazione.
L’attenzione non è più rivolta esclusivamente alla definizione di obiettivi climatici ambiziosi, ma anche alla capacità delle organizzazioni di implementarli, monitorarne i progressi e dimostrarne il raggiungimento nel tempo.
Per le organizzazioni che hanno già target validati da SBTi, così come per quelle che intendono intraprendere questo percorso, conoscere fin da ora le novità introdotte consente di pianificare con anticipo le attività necessarie, prepararsi ai futuri cicli di rinnovo dei target e affrontare con maggiore consapevolezza il percorso di adeguamento al nuovo Standard.
Quando entrerà in vigore il nuovo Corporate Net-Zero Standard V2.0?
ll Corporate Net-Zero Standard Version 2.0 entrerà in vigore a partire dal 1° febbraio 2027. Da quel momento e fino al 31 gennaio 2028 sarà previsto un periodo transitorio durante il quale le aziende potranno scegliere se presentare o rinnovare i propri target secondo la Versione 1.3.1 o la Versione 2.0.
Per le organizzazioni che intendono definire, aggiornare o rinnovare i propri target nel corso del 2026, SBTi raccomanda di continuare a utilizzare la Versione 1.3.1, che rimane il riferimento per le validazioni effettuate prima dell’entrata in vigore del nuovo Standard.
Dal 1° febbraio 2028, invece, la Versione 2.0 diventerà l’unico standard utilizzabile per la definizione degli obiettivi, sostituendo sia gli SBTi Near-Term Criteria sia le precedenti versioni del Corporate Net-Zero Standard.
Le principali novità del Corporate Net-Zero Standard V2.0
Negli ultimi anni gli Science Based Targets sono diventati un punto di riferimento per un numero crescente di organizzazioni. Oggi oltre 11.000 aziende nel mondo hanno validato i propri target attraverso SBTi, a conferma di come la definizione di obiettivi climatici scientificamente fondati sia ormai un elemento centrale delle strategie di decarbonizzazione aziendale.
La crescente diffusione dello Standard e l’evoluzione delle pratiche di decarbonizzazione hanno reso necessario un suo aggiornamento. La revisione pubblicata nel 2026 è il risultato di un percorso avviato nel 2024 che ha coinvolto oltre 1.800 stakeholder attraverso due consultazioni pubbliche.
L’obiettivo della Versione 2.0 è rendere il framework più applicabile ai diversi contesti aziendali, rafforzarne la credibilità e accompagnare le imprese lungo l’intero percorso di decarbonizzazione, dalla definizione dei target fino alla loro implementazione.
Le principali novità
- nuova classificazione delle imprese in Categoria A e B, con obblighi aggiuntivi per le organizzazioni di Categoria A
- rafforzamento dei requisiti di governance
- target distinti per Scope 1 e Scope 2
- nuovo approccio allo Scope 3 basato sulla significatività
- gerarchia di implementazione delle azioni di decarbonizzazione
Nuova classificazione delle imprese: addio alla distinzione tra PMI e grandi imprese
La precedente distinzione tra grandi imprese e PMI, così come il percorso semplificato dedicato a queste ultime, vengono superati a favore di una nuova classificazione che considera, oltre alle dimensioni economiche e occupazionali, anche il profilo emissivo e l’area geografica in cui opera l’organizzazione. Il nuovo approccio riflette quindi in misura maggiore le caratteristiche complessive dell’impresa, anziché basarsi esclusivamente sulla sua dimensione.
Categoria A
Tutti i Paesi
• Ricavi ≥ 450 M€
oppure
• ≥ 1.000 FTE
Paesi ad alto reddito
• Scope 1+2 ≥ 10.000 t CO₂e
+ almeno 2 criteri:
• Attivo ≥ 25 M€
• Ricavi ≥ 50 M€
• ≥ 250 FTE
Categoria B
Le imprese che non soddisfano tali criteri rientrano nella Categoria B.
L’appartenenza a una delle due categorie determina anche il livello dei requisiti applicabili. Alcuni obblighi previsti per le organizzazioni di Categoria A sono infatti facoltativi per quelle di Categoria B, pur essendo raccomandata da SBTi l’adozione volontaria di pratiche più avanzate.
Obblighi aggiuntivi per le imprese di Categoria A
La Versione 2.0 introduce obblighi aggiuntivi per le imprese di Categoria A.
Attività ad alta intensità emissiva
Identificare e quantificare le attività ad alta intensità emissiva e rendicontare quelle significative, pari ad almeno il 5% delle emissioni di Scope 3.
Assurance di terza parte
Sottoporre l’inventario GHG, le metriche dei target e i dati sui progressi ad almeno un livello di limited assurance indipendente.
Ongoing Emissions Responsibility (OER)
Dal 2035, associare rimozioni di carbonio ammissibili a una quota crescente delle emissioni in corso, fino a neutralizzare le emissioni residue al net-zero.
La governance assume un ruolo centrale
Tra le principali novità introdotte dalla Versione 2.0 rientra il rafforzamento dei requisiti di governance. Il nuovo Standard rende più esplicito e strutturato il coinvolgimento degli organi apicali nella definizione e nell’attuazione dei target, con l’obiettivo di integrare il percorso di decarbonizzazione nella strategia e nei processi decisionali aziendali.
Il Corporate Net-Zero Standard V2.0 pone l’attenzione su tre elementi:
Responsabilità e accountability
Il massimo organo di governo approva i target SBTi e assume la responsabilità della loro supervisione, attuazione e monitoraggio.
Governance net-zero
L’organizzazione deve definire strutture e processi per monitorare i target e integrare la strategia climatica nelle decisioni aziendali.
Piano di Transizione
Tutte le imprese predispongono un piano di transizione verso il net-zero; le imprese di Categoria A devono pubblicarlo entro 15 mesi.
La Versione 2.0 rafforza il legame tra target climatici e gestione aziendale. Gli Science Based Targets non sono più considerati esclusivamente un obiettivo da validare, ma diventano parte integrante di un percorso che richiede pianificazione, responsabilità chiare e un monitoraggio continuo dei progressi.
Scope 1 e Scope 2: target distinti e nuovi criteri di definizione
Con la Versione 2.0 viene eliminata la possibilità di definire un obiettivo congiunto. Le organizzazioni dovranno quindi definire obiettivi distinti per Scope 1 e Scope 2, in modo da distinguere con maggiore chiarezza le traiettorie di riduzione applicabili alle emissioni dirette e a quelle indirette associate all’energia acquistata.
Per lo Scope 1 (emissioni dirette), oltre alla riduzione assoluta e all’intensità emissiva, la V2.0 introduce l’approccio asset transition, che collega la riduzione delle emissioni ai cicli naturali di sostituzione degli impianti industriali attraverso specifiche milestone e budget emissivi.
Per lo Scope 2 (emissioni indirette da energia elettrica acquistata), l’ambizione del target deve essere determinata sulla base dell’inventario fisico delle emissioni, includendo l’approccio location-based. L’approccio market-based continua a poter essere utilizzato come leva di implementazione della strategia energetica aziendale, ma non costituisce il riferimento per determinare l’ambizione del target.
Scope 3: dalla copertura percentuale al principio di significatività
La Versione 2.0 sostituisce il criterio della copertura minima delle emissioni di Scope 3 con il principio di significatività, concentrando i target near e/o long-term sulle categorie di Scope 3 più rilevanti per il profilo emissivo dell’organizzazione.
Le imprese di Categoria A devono includere nei target near-term le categorie che rappresentano almeno il 5% delle emissioni complessive di Scope 3. Per le imprese di Categoria B, i target di Scope 3 restano facoltativi, salvo la definizione di un obiettivo net-zero.
Le categorie non significative possono essere escluse dal perimetro dei target. Per quelle significative, lo Standard ammette specifiche deroghe per le categorie 3, 7, 8, 9, 10 e 14, al ricorrere delle condizioni previste, tra cui la limitata capacità di influenza. Ogni esclusione deve essere adeguatamente motivata e documentata.
La gerarchia di implementazione delle azioni di decarbonizzazione
La Versione 2.0 introduce una gerarchia di implementazione applicabile alle azioni di decarbonizzazione di Scope 1, Scope 2 e Scope 3. Le organizzazioni devono privilegiare gli interventi più vicini alla fonte delle emissioni, ricorrendo ad azioni più indirette solo quando non sia possibile ottenere riduzioni sufficienti attraverso le leve disponibili.
In particolare, lo Standard individua il seguente ordine di priorità:
- Azioni dirette sulle attività dell’organizzazione e lungo la catena del valore;
- Azioni all’interno di sistemi condivisi, come reti elettriche o del gas, anche attraverso strumenti di mercato;
- Azioni a livello di settore, solo in presenza di vincoli strutturali che limitino la possibilità di intervenire direttamente sulle proprie emissioni.
Gli eventuali strumenti di mercato utilizzati a supporto di queste azioni devono rispettare specifici criteri di integrità, tra cui coerenza, tracciabilità, verificabilità e corretta attribuzione dei risultati.
Come Punto 3 può supportarti nell’adeguamento al Corporate Net-Zero Standard V2.0
Il periodo di transizione previsto dal Corporate Net-Zero Standard V2.0 offre alle aziende il tempo necessario per prepararsi, ma non elimina la complessità del percorso. L’adeguamento ai nuovi requisiti richiede infatti diverse attività preparatorie, tra cui la revisione della governance, l’aggiornamento dell’inventario GHG, la definizione del piano di transizione e l’eventuale revisione della strategia climatica e dei target. Si tratta di attività da pianificare con anticipo per garantire una transizione efficace.
Punto 3 accompagna le organizzazioni lungo tutto il percorso, supportandole nella definizione dei target SBTi e durante il processo di validazione, nello sviluppo della roadmap di decarbonizzazione e nel monitoraggio dei progressi. Per le aziende che dispongono già di target validati secondo la Versione 1, realizziamo inoltre una valutazione di allineamento ai nuovi requisiti e le affianchiamo nell’individuazione delle attività necessarie per pianificare il percorso di adeguamento.











