Il mercato della sostenibilità cambia volto. Con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Legislativo 30/2026, le asserzioni ambientali vaghe non hanno più spazio. Ecco cosa devono sapere le imprese che puntano a comunicare dati di sostenibilità verificati.
Da oggi, 24 marzo 2026, l’Italia compie un passo decisivo verso la trasparenza con l’entrata in vigore del D.lgs. 30/2026, il decreto attuativo della Direttiva UE 2024/825 relativo al contrasto al greenwashing. La missione è chiara: proteggere i consumatori e premiare le aziende che investono realmente in pratiche ecologiche, mettendo fine all’era dei claim ambientali generici e poco documentati.
Cosa cambia per la tua impresa?
Non si tratta solo di una norma tecnica, ma di un cambio di paradigma nella comunicazione d’impresa. La direttiva, che di fatto modifica il Codice del Consumo, pone al centro trasparenza, credibilità e valutazioni secondo standard condivisi a livello internazionale. Per le aziende, questo passaggio è una svolta decisiva: la conformità ambientale smette di essere solo una ‘scelta etica’ per trasformarsi in un pilastro di tutela legale e reputazionale.
Le nuove regole pongono l’accento su tre pilastri fondamentali:
Addio ai termini generici: Parole come “eco-friendly”, “green” o “amico della natura” non potranno più essere usate se non supportate da eccellenze certificate o prove scientifiche solide.
Certificazioni e Terzietà: I marchi di sostenibilità dovranno essere basati su sistemi di certificazione aperti e verificati da organismi terzi indipendenti. L’autoreferenzialità diventa un rischio legale.
Trasparenza su promesse future: Ogni impegno futuro (come il raggiungimento del “Net Zero”) dovrà essere accompagnato da un piano d’azione dettagliato, scadenze precise e verifiche periodiche.
Un’opportunità per chi sceglie la qualità
Per molte imprese questo non è un ostacolo, ma una grande opportunità. In un mercato finalmente regolamentato, chi ha scelto la strada della certificazione di prodotto o di servizio (Ecolabel, Carbon Footprint, SBTi) vedrà riconosciuto il proprio valore rispetto a chi ha giocato sull’ambiguità e/o su scorciatoie.
Consulta il testo del Decreto in Gazzetta Ufficiale
"La norma non vuole punire chi comunica la sostenibilità,
ma dare finalmente valore a chi lo fa con rigore scientifico e onestà."
Ti serve un supporto per adeguare i tuoi claim?
Navigare tra i nuovi requisiti del D.lgs. 30/2026 richiede competenza tecnica e visione strategica. Punto 3 supporta la tua azienda nel:
- Audit dei claim ambientali: Verifichiamo se la tua comunicazione attuale è a norma.
- Percorsi di certificazione: Ti guidiamo nell’ottenimento di marchi ambientali riconosciuti e conformi ai nuovi standard europei.
- Comunicazione tecnica: Trasformiamo i dati scientifici in messaggi chiari, efficaci e, soprattutto, sicuri.
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